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Quest'opera rappresenta la metamorfosi in alloro della ninfa Dafne inseguita da Apollo. Dafne figlia di Gea era una deliziosa ninfa che viveva felice passando il tempo a deliziarsi nei boschi. Quando la sua vita fu stravolta dal capriccio di due divinità: Apollo ed Eros.
Il primo amore di Apollo fu Dafne, amore non casuale ma voluto dall'ira di Eros (Cupido). Apollo aveva scorto Cupido intento a tirar la corda del suo arco per piegarlo e così l'aveva apostrofato "Che hai tu a che fare, petulante fanciullo, con le armi degne dei forti? esse vanno portate alle spalle di uno come me; tu accontentati di attizzare con la fiaccola amori da poco.e non tentare di rivendicare una gloria che spetta a me". Offeso da tali parole,Cupido rapido fendette l'aria con il battito delle sue ali e giunse sulla cima del Parnaso, trasse dalla faretra due frecce dotate di opposto effetto: l'una metteva in fuga l'amore, l'altra lo provocava. fu con quella che il dio trafisse Dafne, con la seconda invece ferì Apollo. Questi fu preso d'amore, Dafne invece dell'amore fuggiva persino il nome...Apollo arde tutto d'amore "ti prego fermati o ninfa non t'inseguo come un nemico! tu mi fuggi come l'agnello fugge al lupo, ma quello lo fa giustamente, perchè si tratta di un nemico, mentre ora è l'amore che che m'induce a seguirti! Me infelice! Mentre egli cerca di parlare ancora, la ninfa impaurita continua a fuggire e si lascia alle spalle lui e il suo discorso incompleto: ma pur sempre gli appare bella. I venti le denudano il corpo, soffiando sulle sue vesti e facendole sollevare,e la brezza leggera le ributta indietro i capelli: la sua bellezza è valorizzata dalla corsa...L'inseguitore tuttavia, cui l'amore mette le ali, è più veloce e non dà tregua alla fuggitiva e già le è alle spalle: con le labbra le sfiora i capelli sul collo. Esausta e vinta dalla fatica della corsa affannosa, sbiancata in volto la fanciulla grida: "O terra spalancati, distruggi il mio aspetto e trasforma questa bellezza che è causa della mia rovina! e tu padre, aiutami, se è vero che voi fiumi avete potere divino! sfigura questo mio aspetto per cui troppo sono piaciuta!". Ha appena finito di pronunciare queste parole che un pesante torpore le invade le membra:il morbido petto è racchiuso in una sottile corteccia; i capelli si allungano fino a divenire fronde, le braccia rami; i suoi piedi prima così veloci, sono inceppati in salde radici. solo il suo splendore le resta. ma anche così Apollo la ama e ponendo la mano sul tronco sente battere ancora il cuore sotto la corteccia appena spuntata; stringendo fra le sue braccia i rami come se fossero il corpo dell'amata, copre di baci la pianta. La pianta tuttavia cerca di evitare quei baci. Allora il dio così le parlò: "Poichè non puoi essere la mia consorte, ebbene, sarai il mio albero. La mia chioma, la mia cetra, la mia faretra saranno sempre inghirlandate di te, o alloro! e come dal mio giovane capo la chioma non viene mai recisa, anche tu manterrai sempre il decoro delle tue fronde".
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